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30 años al servicio de la pastoral cultural mercedaria

 

 

Roma, 21 de mayo de 2010

 

Prot. 01/2010

 

 

 

 

Carísimos PP. Provinciales,

carísimos hermanos

y amigos de la Merced:

 

os hago partícipes con gran alegría de que el Institutum Historicum Ordinis de Mercede celebra su trigésimo aniversario al servicio de la Merced, de la Iglesia y de la comunidad científica (21 de mayo de 2010). Treinta años pasados en el compromiso de dar a conocer lo mejor posible nuestra historia y nuestra espiritualidad, para valorar y tutelar el patrimonio histórico-artístico de la Merced diseminado por todo el mundo. Pero es también una historia y una espiritualidad de religiosos y laicos que han contribuído generosamente para dar a conocer la presencia de la Merced en el curso de la historia a través de sus escritos y de sus investigaciones, llevada a cabo silenciosamente en tantos y tantos años de pasión por la Merced.

 

Por tanto, tiempo de memoria y de acción de gracias, tiempo de balance y perspectivas. Pero sobre todo, tiempo de reflexión sobre las actitudes y sobre la “virtud” que hacen del estudio y de la investigación un lugar de encuentro en la alteridad. Una oportunidad más para la Merced en su anuncio de libertad a los hombres de hoy como a aquellos de ayer.

 

Las últimas cuatro publicaciones son el fruto más reciente del Instituto Histórico de la Merced. Son cuatro motivos más para dar gracias a Dios por todos aquellos que continúan poniendo al servicio de la investigación y del estudio los dones que Dios les ha regalado — compromiso silencioso y generoso, gratuito y profesional — para que la Merced sea patrimonio de la humanidad.

 

Además, si estas publicaciones nos ayudan a contar con orgullo la riqueza de nuestra historia y espiritualidad y a crecer en el amor a la Merced, para nosotros religiosos,  — comprometidos con el Instituto Histórico — nos recuerdan que nuestro estudio y el largo tiempo dedicado a la investigación son un servicio al hombre, una caridad ecuménica, y al mismo tiempo una experiencia espiritual. Un servicio que es a la vez humilde y elevado, que requiere rigor y esfuerzo; que exige soledad, mas no aislamiento, y a la vez una gran liberalidad y generosidad, pues precisamente el estudio es siempre búsqueda del sentido global, profundización en la verdad que anida en el corazón del hombre, en una dedicación, a veces ingrata, pero que busca el sentido transcendente del infinito.

 

Todos sabemos lo que significa estudiar y el trabajo y sacrificio que comporta. Pocos, no obstante, reflexionan sobre el papel que el estudio y la investigación desempeñan en la formación del hombre en la sociedad y en la Iglesia, sobre las implicaciones que conlleva y sobre el misterio al que nos abre. La fatiga de nuestro Instituto en hacer historia está en profunda sintonía con la reflexión dasarrollada por Benedicto XVI en el gran discurso pronunciado en París en el Collège des Bernardins, cuando puso de manifiesto la importancia del hecho de formarse alimentándose en las raíces de la cultura europea bajo el signo del Quaerere Deum…, esto es, del Buscar a Dios… en el transcurso del gran acontecimiento cultural del monacato occidental.

 

Por tanto, creo poder decir en mi nombre y también en el de todos los historiadores de la Orden que, cuando uno se aplica al estudio para buscar la verdad, un compromiso iluminado pide la pobreza del corazón y del espíritu, sin lo cual uno no se puede abrir a la pregunta; pide la humildad que está dispuesta al diálogo, que sabe aceptar la crítica y sabe ponerse en discusión; pide la generosidad que sabe poner al servicio de los otros todo aquello que se ha conquistado con sudor y esfuerzo. Pero no somos nosotros los primeros en darnos cuenta de todo esto. Otros nos han precedido en este itinerario, ya sea en la historia de la Iglesia de ayer, en particular de la Merced, ya sea en la reciente, y han escrito páginas preciosas para subrayar que el saber nunca es fin en sí mismo, ni sólo una vana curiosidad o alarde de ciencia, y mucho menos fuente de ganancias o búsqueda de honores, sino una diaconía que lleva a la edificación del prójimo y al compromiso en la construcción de la misma historia, la de la sociedad en su conjunto, la de la comunidad cristiana y la de la fraternidad mercedaria.

 

Con estos sentimientos de profunda gratitud y llenos de esperanza queremos celebrar junto a toda la familia mercedaria estos treinta años que el Señor ha regalado a la Merced a través del servicio de tantos religiosos y laicos que han colaborado con el Instituto Histórico.

 

Dios que ha iniciado su obra la lleve a su término.

 

 

Stefano Defraia, O. de M.

                                                            Director del Instituto Histórico

de la Orden de la Merced

 

 

 

 

 

 

 

            (versione in italiano)

 

Roma, 21 maggio 2010

 

Prot. 01/2010                                                                                  

 

 

Carissimi PP. Provinciali,

amati confratelli,

e amici della Mercede,

 

è con grande gioia che vi partecipo che l’Institutum Historicum Ordinis de Mercede celebra il suo trentesimo anniversario al servizio della Mercede, della Chiesa e della comunità scientifica (21 maggio 2010). Trent’anni spesi nell’impegno di dare a conoscere al meglio la nostra storia e la nostra spiritualità, per valorizzare e tutelare il patrimonio storico-artistico della Mercede sparso in tutto il mondo. Ma anche una storia e una spiritualità di religiosi e laici che hanno contribuito generosamente a far conoscere la presenza della Mercede nel corso della storia attraverso i loro scritti e le loro ricerche, consumata silenziosamente in tanti e tanti anni di passione per la Mercede.

 

Pertanto tempo di memoria e di gratitudine, tempo di bilanci e di prospettive. Ma soprattutto tempo di riflettere sulle attitudini e sulle “virtù” che rendono lo studio e la ricerca il luogo d’incontro con l’alteritá. Una opportunità in più per la Mercede nel suo annuncio di libertà agli uomini di oggi come a quelli di ieri.

 

Le ultime quattro pubblicazioni sono il più recente frutto dell’Istituto Storico della Mercede. Sono quattro motivi in più per rendere grazie a Dio per tutti coloro che continuano a consumare i doni che Dio gli ha regalato nella ricerca e nello studio — impegno silenzioso e generoso, gratuito e  professionale — perché la Mercede sia patrimonio dell’umanità.

 

E se queste pubblicazioni ci aiutano a raccontare con orgoglio la ricchezza della nostra storia e spiritualità e a crescere nell’amore alla Mercede, a noi religiosi, invece, — impegnati nell’Istituto Storico — ci ricordano che il nostro studio e i lunghi tempi dedicati nella ricerca sono un servizio per l’uomo, una carità ecumenica, ma nondimeno un’esperienza spirituale. Un servizio insieme umile e alto, che richiede rigore e impegno; che esige solitudine ma non isolamento, e insieme grande liberalità e generosità, proprio perché lo studio è sempre ricerca di senso globale, approfondimento della verità che è nel cuore dell’uomo, in una dedizione talvolta ingrata, ma che reca il segno trascendente dell’infinito.

 

Tutti sanno che cosa significhi studiare e quale sia l’impegno e il sacrificio che ne derivano: pochi tuttavia riflettono sul ruolo che lo studio e la ricerca svolgono nella formazione dell’uomo nella società e nella chiesa, sulle implicazioni che comportano, sul mistero a cui aprono. La fatica del fare storia del nostro Istituto storico è in profonda sintonia con la riflessione svolta da Benedetto XVI nel grande discorso tenuto a Parigi nel Collège des Bernardins, quando ha messo in luce il formarsi delle radici della cultura europea sotto il segno del Quaerere Deum…, cioè del Cercare Dio… nel corso della grande vicenda culturale del monachesimo occidentale.

 

Pertanto, credo di poter dire, anche a nome di tutti gli storici dell’Ordine, che quando ci si applica allo studio per cercare la verità, un impegno illuminato chiede la povertà del cuore e dello spirito senza la quale non ci si apre alla domanda; chiede l’umiltà che è disponibile al confronto, che sa accettare la critica e sa mettersi in discussione; chiede la generosità che sa porre a servizio di altri quello che si è conquistato con sudore e fatica. Ma non siamo noi i primi ad accorgercene. Altri ci hanno preceduto in tale itinerario, sia nella storia della Chiesa di ieri e in particolare della Mercede, sia in quella recente, e hanno scritto pagine preziose per sottolineare come il sapere non è mai fine a se stesso, né solo vana curiosità o sfoggio di scienza, né tanto meno fonte di guadagno o ricerca di onori, bensì una diaconia che porta alla edificazione del prossimo e all’impegno per la costruzione della propria storia, di quella della società, della comunità cristiana e della fraternità mercedaria.

 

Con questi sentimenti di profonda gratitudine e gravidi di speranza vogliamo celebrare insieme a tutta la famiglia mercedaria questi trent’anni che il Signore ha regalato alla Mercede attraverso il servizio di tanti religiosi e laici che hanno collaborato nell’Istituto Storico.

 

Dio che ha iniziato la sua opera la porti a compimento.

 

 

                                                                                                Stefano Defraia, O. de M.

                                                                                                    Direttore dell’Istituto Storico

        dell’Ordine della Mercede